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La vita di Santa Maria Goretti (1890–1902) è una luminosa testimonianza di purezza, fede e perdono cristiano. Nata a Corinaldo da una famiglia povera ma profondamente religiosa, crebbe aiutando la madre e i fratellini dopo la morte del padre, mostrando fin da bambina una fede semplice e ardente. Amava la Madonna, recitava ogni sera il Rosario e desiderava ardentemente ricevere la Prima Comunione, che ottenne nel 1901, promettendo di morire piuttosto che peccare.
Nel 1902, a soli 11 anni, respinse l'assalto del giovane Alessandro Serenelli, dicendogli: « No, Dio non vuole, se fai questo vai all'inferno!». Accecato dall'ira, egli la colpì 14 volte con un punteruolo. In agonia, Maria perdonò il suo aggressore: «Sì, per amore di Gesù lo perdono, e voglio che venga con me in Paradiso». Morì poche ore dopo, il 6 luglio 1902, come "martire della purezza".
La sua santità si manifestò presto: Serenelli, condannato a 27 anni di carcere, si convertì profondamente dopo averla vista in sogno offrirgli dei gigli, simbolo di perdono. Una volta libero, chiese perdono alla madre di Maria e visse come terziario cappuccino. Fu presente alla canonizzazione della santa, celebrata da Pio XII il 24 giugno 1950, alla quale partecipò anche mamma Assunta, la prima madre a vedere la figlia proclamata santa.
Nel suo testamento spirituale, Serenelli riconobbe in Maria la sua "luce e protettrice", esortando tutti a fuggire il male e seguire il bene, poiché la religione è "la sola via sicura e conforto della vita".
Santa Maria Goretti rimane così un modello di castità, perdono, fede e speranza cristiana, una lampada accesa nel buio di un mondo che spesso disprezza queste virtù.




